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sabato 6 gennaio 2018

La befana vien di notte...





La befana è l’ultima festa del periodo natalizio e come dice il famoso proverbio: l’Epifania tutte le feste porta via.
Epifania del Signore
L'origine orientale di questa solennità è nel suo stesso nome: "epifania", cioè rivelazione, col prevalente significato di rivelazione della divinità di Cristo al mondo pagano attraverso l'adorazione dei magi.
I Re Magi non giunsero a mani vuote a Betlemme, per il Re dell’Universo, che si manifestava al mondo (Epifania), gavevano preparato dei doni, che presentarono con immenso onore: l’oro, che indica la regalità di Gesù; l’incenso, il suo sacerdozio; la mirra, usata nella preparazione dei corpi per la sepoltura, l’espiazione dei peccati attraverso la morte.

«Ed ecco la stella, che avevano visto nel suo sorgere, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, essi provarono una grandissima gioia.




Ecco qualche poesia, questa in lingua siciliana!
Ca scupa rutta
E na vecchia sottana
Arrivò puru a Befana.
Granni, nichi,
Beddi e brutti
A sta befana
L'aspettanu tutti
E di sta vecchia immuruta
A quasetta
Vonnu  inchiuta
Almenu idda speramu ca porta
Pani, sasizza
Vinu e viscotta.
Vidi però ca si fusti
Birbanti
Arresti cu l'occhi chini
E li manu vacanti.
Ora ca scrissi sta bedda puisia
Auguru a tutti na bona Epifania!




E poi una filastrocca con tante varianti. Noi scegliamo questa

​"La Befana vien di notte
con le scarpe tutte rotte
il suo sacco è pien di toppe
e le ossa ha tutte rotte."
​"Vien dai monti a notte fonda.
Com'è stanca! La circonda
neve, gelo e tramontana.
Viene, viene la Befana!"​​


giovedì 9 novembre 2017

L'estate di San Martino


Martino, figlio di un tribuno romano, nacque fra il 315 e 317. Suo padre gli diede il nome di Martino in onore di Marte, il dio della guerra. All'età di 15 anni fu arruolato nella guardia imperiale, come prevedeva la legge romana, che lo obbligava a entrare nell' esercito come suo padre. A scuola Martino prese i primi contatti con i cristiani e, all'insaputa dei genitori, si fece catecumeno e si fece battezzare, diventando cristiano. 
Ci sono numerose leggende, la più famosa è quella in cui, mentre era ancora soldato, in una fredda giornata d’autunno, mentre sul suo cavallo percorreva una strada  della città francese di Amiens, dove viveva, Martino vide un povero vecchio, mezzo nudo e infreddolito. Preso da pietà sguainò la spada, tagliò il suo bel mantello di lana e ne diede la metà al povero per coprirsi e scaldarsi. Subito il sole spuntò nel cielo proprio come in una calda giornata estiva. Per questo si chiama “estate di S. Martino” quel periodo di circa tre giorni in  novembre in cui spesso la temperatura è più mite.


lunedì 16 ottobre 2017

Piccole cose di scuola: Il giorno dei morti di A. Camilleri

Piccole cose di scuola: Il giorno dei morti di A. Camilleri
Si avvicina la Commemorazione dei defunti: un giorno molto sentito in Sicilia. Questo racconto di Camilleri racconta alla perfezione le antiche tradizioni.
I miei scolari di quinta hanno molto apprezzato.

andrea-camilleri

Fino al 1943, nella nottata che passava tra il primo e il due di novembre, ogni casa siciliana dove c’era un picciliddro si popolava di morti a lui familiari.
Non fantasmi col linzòlo bianco e con lo scrùscio di catene, si badi bene, non quelli che fanno spavento, ma tali e quali si vedevano nelle fotografie esposte in salotto, consunti, il mezzo sorriso d’occasione stampato sulla faccia, il vestito buono stirato a regola d’arte, non facevano nessuna differenza coi vivi. Noi nicareddri, prima di andarci a coricare, mettevamo sotto il letto un cesto di vimini (la grandezza variava a seconda dei soldi che c’erano in famiglia) che nottetempo i cari morti avrebbero riempito di dolci e di regali che avremmo trovato il 2 mattina, al risveglio.

Eccitati, sudatizzi, faticavamo a pigliare sonno: volevamo vederli, i nostri morti, mentre con passo leggero venivano al letto, ci facevano una carezza, si calavano a pigliare il cesto. Dopo un sonno agitato ci svegliavamo all’alba per andare alla cerca. Perché i morti avevano voglia di giocare con noi, di darci spasso, e perciò il cesto non lo rimettevano dove l’avevano trovato, ma andavano a nasconderlo accuratamente, bisognava cercarlo casa casa. Mai più riproverò il batticuore della trovatura quando sopra un armadio o darrè una porta scoprivo il cesto stracolmo. I giocattoli erano trenini di latta, automobiline di legno, bambole di pezza, cubi di legno che formavano paesaggi. Avevo 8 anni quando nonno Giuseppe, lungamente supplicato nelle mie preghiere, mi portò dall’aldilà il mitico Meccano e per la felicità mi scoppiò qualche linea di febbre.

I dolci erano quelli rituali, detti “dei morti”: marzapane modellato e dipinto da sembrare frutta, “rami di meli” fatti di farina e miele, “mustazzola” di vino cotto e altre delizie come viscotti regina, tetù, carcagnette. Non mancava mai il “pupo di zucchero” che in genere raffigurava un bersagliere e con la tromba in bocca o una coloratissima ballerina in un passo di danza. A un certo momento della matinata, pettinati e col vestito in ordine, andavamo con la famiglia al camposanto a salutare e a ringraziare i morti. Per noi picciliddri era una festa, sciamavamo lungo i viottoli per incontrarci con gli amici, i compagni di scuola: «Che ti portarono quest’anno i morti?». Domanda che non facemmo a Tatuzzo Prestìa, che aveva la nostra età precisa, quel 2 novembre quando lo vedemmo ritto e composto davanti alla tomba di suo padre, scomparso l’anno prima, mentre reggeva il manubrio di uno sparluccicante triciclo.

Insomma il 2 di novembre ricambiavamo la visita che i morti ci avevano fatto il giorno avanti: non era un rito, ma un’affettuosa consuetudine. Poi, nel 1943, con i soldati americani arrivò macari l’albero di Natale e lentamente, anno appresso anno, i morti persero la strada che li portava nelle case dove li aspettavano, felici e svegli fino allo spàsimo, i figli o i figli dei figli. Peccato. Avevamo perduto la possibilità di toccare con mano, materialmente, quel filo che lega la nostra storia personale a quella di chi ci aveva preceduto e “stampato”, come in questi ultimi anni ci hanno spiegato gli scienziati. Mentre oggi quel filo lo si può indovinare solo attraverso un microscopio fantascientifico. E così diventiamo più poveri: Montaigne ha scritto che la meditazione sulla morte è meditazione sulla libertà, perché chi ha appreso a morire ha disimparato a servire.


Ecco ancora altre attività e tradizioni connesse alla ricorrenza dei defunti.
Ho trovato una leggenda giapponese sull'origine del crisantemo, il fiore che più di altri mettiamo sulle tombe dei nostri cari!

Una leggenda dal Giappone: “La leggenda del crisantemo”

In una casetta del bosco vivevano una mamma e una bambina. Intorno alla casetta sbocciavano bellissimi fiori; quando giunse la brutta stagione, tutti i fiori appassirono. Solo uno era rimasto alla bimba, perché ella lo aveva conservato in casa. Un giorno la mamma della bimba si ammalò gravemente; allora colse il fiore e l’offrì alla Madonna, perché facesse guarire la sua mamma.

Mentre pregava sentì una voce: "La tua mamma vivrà tanti anni quanti sono i petali del fiore che mi hai donato!" La bimba contò i petali del fiore e vide che erano pochi; allora per amore della mamma, ridusse i pochi petali in tante striscioline. Così i petali divennero molti e la mamma visse per tanti anni.

Nacque così il crisantemo, il fiore dai mille petali.


Altro argomento conness è:
come nacque "La frutta martorana", che deve il suo nome alla Chiesa della Martorana, fondata insieme al convento di Santa Caterina dalla nobildonna Eloisa Martorana nel 1194, da cui prese il nome, dove le suore preparavano e vendevano questi dolcetti fino alla metà del 1900.

Secondo una nota tradizione, la frutta di Martorana è nata perché le monache del monastero della Martorana, dovendo ricevere la visita del vescovo ed essendo il giardino spoglio di frutti, vista la stagione autunnale, per sostituire i frutti ne crearono di nuovi con farina di mandorle e zucchero, per abbellire il monastero. Ecco da qui la tradizione di preparare questi dolcetti per i morti.


giovedì 28 settembre 2017

La festa dei nonni

La festa dei nonni nacque negli Stati Uniti d'America nel 1978. In Italia è stata introdotta come ricorrenza civile nel 2005 e si celebra il 2 ottobre, che corrisponde, nel calendario liturgico, alla festa degli Angeli Custodi.
Si riconosce in questo modo l'importanza del ruolo dei nonni all'interno delle famiglie e della società.


martedì 22 dicembre 2015

Natale!

Quest'anno niente recita a causa del l'imminente trasloco:"Finalmente si torna a Scuola"!!!
Ma un po' di festeggiamenti li abbiamo fatti lo stesso! Prima si mangia...
Poi si gioca!
Tanti premi!





domenica 5 gennaio 2014

Arriva la Befana!

Cari bambini, avete preparato la calza? Questa notte la Befana verrà a trovarvi, porterà dolcetti o carbone? Martedì mi racconterete, perchè ci rivedremo. A presto!!!!!

mercoledì 4 dicembre 2013

Preparativi al Natale!

Da questa mattina la nostra classe si sta trasformando: noi siamo tutti al lavoro per creare decorazioni, disegni e addobbi natalizi e intanto ascoltiamo i canti che impareremo. E' bello lavorare con un sottofondo musicale!

martedì 19 marzo 2013

Lavoretto per papà e lavoretto per la mamma!

Carissimi bambini, avete consegnato il lavoretto ai vostri papà? Avete raccontato loro quanto vi siete impegnati a realizzarlo? E la poesia? Avete loro detto che non l'ha scritta un poeta, ma gli autori siete tutti voi? Li avrete sicuramente stupiti!
Ecco alcune fasi del vostro lavoro!





Adesso, che siamo a maggio, pensiamo alla mamma; anche per lei realizziamo un bellissimo biglietto.
Ecco alcune fasi di lavoro.


 

martedì 8 gennaio 2013

La Befana è venuta anche a scuola!!!

Bentornati a scuola cari bambini!
Che sorpresa, però! Ve lo sareste aspettati che la Befana avrebbe portato una supercalza anche a scuola?
"Oh, ma c'è un biglietto...vediamo cosa dice"







sabato 5 gennaio 2013

Sta arrivando la Befana!

Bambini, sta arrivando la Befana! Avete preparato la calza? Sicuri di ricevere solo dolciumi? E se ci fosse anche del carbone?
Speriamo di no!






giovedì 5 aprile 2012

Buona Pasqua!


Ragazzi carissimi, voglio rivolgere a tutti voi i più cari auguri!





Ed ecco le foto che raccontano la preparazione del lavoretto di Pasqua di quest'anno! Un lavoretto "dolce dolce"!

sabato 18 febbraio 2012

Il Carnevale in Sicilia

Ragazzi voglio condividere con voi alcune notizie sul Carnevale.
Cliccate sull'immagine!!!
Il Carnevale è sempre stato e sempre sarà legato al divertimento, al gioco, al  travestimento. Anticamente i festeggiamenti legati a questa manifestazione profana e folcloristica duravano più di un mese, a partire dal giorno seguente l'Epifania e fino al giungere della più triste ed austera Quaresima, ma dopo il terremoto dell'undici gennaio 1643 la durata della festività incominciò ad esser ridotta ed attualmente essa dura una settimana da anteporre alla Quaresima che essa anticipa. Il termine utilizzato per designare la festa si ricollega a quello latino "Carnem Levare", cioè al divieto ecclesiastico di consumare carne durante il periodo quaresimale. Le prime notizie storiche certe sul Carnevale siciliano risalgono al 1600 e riguardano la città di Palermo e, col passare degli anni, la ricorrenza assunse sempre più sfarzo nella preparazione degli addobbi, dei costumi e delle maschere. Tra le maschere siciliane più caratteristiche del passato occorre decisamente ricordare quelle dei "Jardinara" (giardinieri) e dei "Varca" note soprattutto nella provincia di Palermo e quelle dei "briganti" e quella del "cavallacciu" note soprattutto nel catanese. Anche il fasto culinario legato al Carnevale è un degno segnale dell'abbondanza della ricorrenza: durante questa settimana si fa largo uso di sughi di carne e di pietanze elaborate, di dolci ricchi come le "Teste di Turco", la "Pignoccata", le chiacchiere.  Ci sono manifestazioni presenti in tutta l'isola, a Palazzolo Acreide, a  Termini Imerese, a  Sciacca, ad Acireale. A Sciacca, dove le varie manifestazioni iniziano in città il giovedì grasso con la consegna delle chiavi della città alla maschera "Peppe Nnappa". I momenti centrali della manifestazione si hanno con la sfilata dei carri allegorici, evento che inizia il sabato per terminare il martedì. La sera del martedì, dopo giorni dedicati al canto ed al ballo, si concludono tutti i festeggiamenti con il rogo del carro di "Peppe Nnappa" che brucia insieme ai fischietti ed ai martelletti.

giovedì 5 gennaio 2012

Arriva la Befana!!!

Avete appeso la calza??? :)) Arriva la Befana!!!
La Befana  di Giovanni Pascoli 
Viene viene la Befana
vien dai monti a notte fonda.
Come è stanca! La circonda
neve, gelo e tramontana.
Viene viene
la Befana.
H
a le mani al petto in croce,
e la neve è il suo mantello
ed il gelo il suo pannello
ed il vento la sua voce.
Ha le mani al petto in croce.
E s’accosta piano piano
alla villa, al casolare,
a guardare, ad ascoltare
or più presso or più lontano.
Piano piano, piano piano.
Che c’è dentro questa villa?
Uno stropiccìo leggero.
Tutto è cheto, tutto è nero.
Un lumino passa e brilla.
Che c’è dentro questa villa?
Guarda e guarda...tre lettini
con tre bimbi a nanna, buoni.
guarda e guarda...ai capitoni
c’è tre calze lunghe e fini.
Oh! tre calze e tre lettini.
Il lumino brilla e scende,
e ne scricchiolan le scale;
il lumino brilla e sale,
e ne palpitan le tende.
Chi mai sale? Chi mai scende?
Co’ suoi doni mamma è scesa,
sale con il suo sorriso.
Il lumino le arde in viso
come lampada di chiesa.
Co’ suoi doni mamma è scesa.
La Befana alla finestra
sente e vede, e s’allontana.
Passa con la tramontana,
passa per la via maestra,
trema ogni uscio, ogni finestra.
E che c’è nel casolare?
Un sospiro lungo e fioco.
Qualche lucciola di fuoco
brilla ancor nel focolare.
Ma che c’è nel casolare?
Guarda e guarda... tre strapunti
con tre bimbi a nanna, buoni.
Tra la cenere e i carboni
c’è tre zoccoli consunti.
Oh! tre scarpe e tre strapunti...
E la mamma veglia e fila
sospirando e singhiozzando,
e rimira a quando a quando
oh! quei tre zoccoli in fila...
Veglia e piange, piange e fila.
La Befana vede e sente;
fugge al monte, ch’è l’aurora.
Quella mamma piange ancora
su quei bimbi senza niente.
La Befana vede e sente.
La Befana sta sul monte.
Ciò che vede è ciò che vide:
c’è chi piange e c’è chi ride;
essa ha nuvoli alla fronte,
mentre sta sul bianco monte.

Un po' lunga, ma molto bella ed anche triste!!!
Scoprirete perchè?

sabato 31 dicembre 2011

Buon anno a tutti!


Fra poche ore il 2011 ci lascerà e comincerà un nuovo anno e, come sempre, ci auguriamo che possa essere migliore rispetto al precedente, in gran parte però siamo noi stessi a determinare la qualità di un anno, come asserisce Gianni Rodari in questa breve poesia:
L’anno nuovo
Indovinami, indovino
tu che leggi nel destino:
l’anno nuovo come sarà?
Bello, brutto, o metà e metà?
“Trovo stampato nei miei libroni
che avrà di certo quattro stagioni,
dodici mesi, ciascuno al suo posto,
un carnevale e un ferragosto,
e il giorno dopo del lunedì
avrà sempre un martedì.
Di più per ora scritto non trovo
nel destino dell’anno nuovo:
per il resto anche quest’anno
sarà come gli uomini lo faranno”.

venerdì 28 ottobre 2011

La festa di Halloween

Halloween  indica la vigilia della festa di Ognissanti, cioè il 31 ottobre. Il nome deriva dalla contrazione del nome medievale “All Hallows' Eve”, dove Hallow è l’antico termine per Santo e Eve significa vigilia. Il nome divenne in seguito Hallows’Even e poi Hallow-e’en e quindi Halloween.
La celebrazione della festa di Ognissanti, istituita da Papa Bonifacio IV nel 610 veniva celebrata il 13 maggio, come la festa di tutti i Martiri. La celebrazione al 1° novembre risale all’VIII secolo, quando Papa Gregorio III spostò la data, per convertire la Germania dove  erano radicate le tradizioni del mondo celtico, che nella stessa data celebravano la festa di Samhain o Samain, una sorta di capodanno che separava il periodo estivo da quello invernale, con riferimenti anche al culto dei morti. L'intento era così quello di sovrapporre la nuova festività alla precedente per mettere in ombra i miti celtici alla luce della nuova simbologia cristiana.
Oggi la festa è solo motivo di divertimento per i giovani, che bussano alle porte con la frase tipica: “Dolcetto o scherzetto”, intagliare le zucche e travestirsi da streghe.
 E tu cosa sai di Halloween?

sabato 23 aprile 2011

Buona Pasqua!

Carissimi bambini voglio augurare a voi e alle vostre famiglie una buona e serena Pasqua.
Riposatevi, divertitevi e preparatevi ai nostri impegni di fine d'anno!
Ricordate che già giovedì 28 avremo l'incontro pomeridiano con le ragazze dell'Associazione VIED'ARTE a completamento del nostro giro didattico alla scoperta della Palermo araba.

mercoledì 16 marzo 2011

Fratelli d italia - ( Inno di Mameli ) - lyrics


Auguri, Italia!!! Per il tuo 150° compleanno
Abbiamo parlato tanto in questi giorni dell'Italia, dell'unità d'Italia, del nostro Inno e del suo significato, dei simboli della nostra Patria. Adesso, bambini ascoltate l'Inno tutte le volte che volete, poi lo canteremo anche noi!
Eccoci infatti al lavoro...


Ecco un cartellone da noi realizzato